L’esperienza a Como di “I fiori di Oltre il Giardino”. Il Csv Insubria ha creato una connessione tra progettualità esistenti.
Volontari e pazienti entrano in classe nell’orario di lezione per condividere pezzi di vita legati alle sofferenze della malattia mentale. Un po’ di spaesamento e paura, all’inizio. Poi chi è in cura capisce di essere accolto e non giudicato. È la bella sfida raccolta da “I fiori di Oltre il giardino”, una Odv di Como nata all’interno del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze della Asst Lariana. Dal 2010, grazie ad una redazione composta da utenti del Centro diurno e da volontari, edita il periodico “Oltre il giardino” e organizza attività che vanno dal camminare all’arte pittorica, dalla fotografia alla cura di orti e giardini. La sua redazione “aperta” ospita tutti i mercoledì volontari e utenti: una fucina di creatività, pensieri e scrittura condivisa che restituisce respiro e umanità al luogo dove un tempo sorgeva l’Ospedale psichiatrico San Martino, ovvero il manicomio di Como. Non a caso il motto dell’associazione è “Diffondere il bello e il profondamente umano contro lo stigma, l’isolamento e l’esclusione”.
“All’inizio ero spaesato perché era la prima volta – racconta Andrea Cotta – ma poi mi sono lasciato andare… mi hanno fatto un’ottima impressione gli studenti e le studentesse. Che non hanno giudicato noi utenti con disagio psichico”.
“Non credevo che fosse così intenso condividere un argomento un po’ tabù come la salute mentale – racconta Lucia Battaglia, presidente de “I fiori di Oltre il giardino” – dagli studenti sono uscite considerazioni inaspettate per noi, veramente profonde. Anche con le nostre fragilità ci siamo messi in gioco e questo è per noi, persone in cura, un bel traguardo di benessere mentale, così come l’essere in grado di trasmettere positività anche parlando di un problema così difficile come il disagio mentale”.
Ad accompagnare e costruire insieme i laboratori in classe è Chiara Gandini educatrice della Cooperativa Lotta contro l’emarginazione coinvolta nel progetto “Libera il tempo” da cui è scaturita l’azione nelle scuole. Chiara ha lavorato con il gruppo di Oltre il giardino sulla costruzione del proprio tempo libero. In quel contesto, lo scorso anno, una paziente propone l’idea di portare il tema della salute mentale nelle scuole. Le volontarie dell’associazione creano un gruppo e avviano una formazione secondo i principi della peer education: “Gli incontri si sono tenuti nelle quinte del liceo scientifico ‘Galileo Galilei’ di Erba e al liceo delle scienze umane ‘Teresa Ciceri’ di Como – racconta Chiara – Ci si è basati molto sull’esperienza personale: volontari, pazienti e ragazzi hanno fatto attività come il brainstorming sulle parole, positive e negative, legate alla salute mentale. Con le carte Dixit si sono presentati e hanno espresso le loro idee sulla salute mentale, mentre un piccolo affondo teorico ha fatto emergere l’influenza del contesto. Ho visto accoglienza e motivazione, tutti i ragazzi sono interessati, a volte un po’ bloccati per paura di parlare di questa tematica… ma mi ha sorpreso vedere accendersi delle belle discussioni tra loro’.
Il ruolo di Csv Insubria è stato creare una connessione tra progettualità che lavorano nell’ambito della salute mentale. “Dopo aver maturato la capacità di vivere il tempo libero in maniera proattiva e di farsi promotore di iniziative, il gruppo de I Fiori di Oltre il giardino si è sentito forte e capace, tanto da voler condividere le esperienze di rinascita e di salute con i ragazzi – spiega l’operatrice Laura Fagetti – Come Csv lavoriamo al progetto “Libera il tempo” dal 2009, e negli ultimi due anni abbiamo supportato l’associazione nel costruire una proposta condivisa per poi promuoverla nelle scuole superiori”.
“È stata per me un’esperienza inaspettatamente stimolante e intensa – racconta la volontaria Donatella Galli – Il nostro intento è stato offrire uno specchio in cui osservare le proprie reazioni, e i ragazzi e le ragazze in questo, sono stati fantastici. Sono uscita da questi incontri con una consapevolezza rinnovata: di restare in silenzio, lasciando più spazio alle risposte degli studenti. Questa esperienza non solo arricchisce il loro percorso formativo, sviluppando pensiero critico e autocoscienza, ma diventa un dono prezioso anche per noi. Considero che in questa reciprocità, le relazioni umane trovano il loro senso più autentico”.
“Ho aderito al progetto nelle scuole col preciso intento di mettermi in gioco in prima persona con tutta la mia insicurezza e paura nell’espormi prima davanti al mio gruppo e poi di fronte ad una classe a scuola – racconta Mario Rasparoli – È stato molto bello vedere i giovani studenti, sentirli parlare con la loro sapienza e naturalezza… Ho imparato tanto anche da loro e li ho ringraziati più volte per averci accolto e accettato per quello che siamo. Avevo tanta paura di sbagliare, di non dire le parole giuste che andavano dette, ma ho superato anche questo ostacolo”.